Negli ultimi anni, oltre due milioni di persone hanno lasciato i piccoli comuni italiani. Interi borghi si sono svuotati: attraverso un declino graduale dei servizi, delle opportunità lavorative e quindi di conseguenza delle relazioni umane.
Di fronte a questo scenario, la domanda che ci siamo posti non è stata “come si ferma lo spopolamento” — nessuno ha una risposta semplice a una domanda così grande. Ma più concretamente: cosa possiamo fare noi, con quello che sappiamo fare, nel posto da cui veniamo?
Trentinara non è un borgo qualsiasi
Prima di essere un caso studio, Trentinara è la nostra sede storica. È il paese da cui l’azienda è partita, quello in cui le radici del “buon costruire” sono state messe a terra ben prima che diventassero un payoff.
Per questo il progetto non è nato a tavolino, cercando un borgo “rappresentativo” da usare come vetrina. È nato da una situazione reale: un edificio esistente a Trentinara, con la sua storia, che aveva bisogno di essere recuperato — e che è diventato l’occasione per dimostrare che la bioedilizia può essere una risposta concreta allo spopolamento, non solo un argomento da convegno.
Un progetto che ci mette in gioco più del solito, perché parte da qualcosa di vicino a noi. Ma è anche per questo che ci è sembrato il più onesto da raccontare.
È una scelta che ci espone di più. Ma è anche l’unica che ci sembrava onesta.





Il progetto pilota: ripartire dalle radici, con materiali nuovi
Il progetto nasce da un’idea semplice quanto ambiziosa: recuperare l’esistente senza tradirlo, integrando le strutture storiche del borgo con materiali contemporanei ad alte prestazioni, pensati per restituire comfort abitativo, efficienza energetica e qualità della vita. Utilizzare l’economia circolare e tutti i suoi vantaggi.
Il cantiere è tuttora in corso, e ci sarà modo di raccontarne gli sviluppi passo dopo passo. Ma l’impianto di fondo è già chiaro: un borgo si rigenera restituendogli la sua identità mai cancellandola e rendendola compatibile con gli standard abitativi di oggi.
Canapa e calce viva: una scelta tecnica, ma anche valoriale
Tra i materiali al centro del progetto ci sono canapa e calce viva — un binomio che nella bioedilizia sta guadagnando sempre più credito, e non a caso.
La calce aerea è la stessa che, secoli fa, teneva insieme le murature che ancora oggi resistono nei centri storici italiani: un materiale che “respira”, regola naturalmente l’umidità e non intrappola condensa. Unita alla canapa — fibra rinnovabile, a bassissimo impatto ambientale, con eccellenti proprietà isolanti — dà vita a un biocomposito che offre comfort termico, salubrità degli ambienti interni e una coerenza ambientale che i materiali da costruzione convenzionali non possono garantire.
Ma per noi la scelta di questi materiali è una questione tecnica e valoriale: significa costruire con materiali che erano già qui, adattandoli il più possibile alle tecnologie di oggi.
Una rigenerazione che produce anche economia
Un progetto di riqualificazione fatto bene non restituisce solo edifici. Restituisce lavoro locale, filiera corta, relazioni. Materiali naturali reperiti e lavorati con la collaborazione di realtà del territorio, manodopera che resta in zona, un indotto che — anche su piccola scala — comincia a muovere qualcosa attorno al cantiere.
È qui che il tema dello spopolamento si lega a doppio filo con quello economico: un borgo non si ripopola solo restaurando le case. Si ripopola se, attorno a quelle case, torna a esserci un motivo per restare — o per tornare.
La visione dietro il progetto
Questo progetto pilota è, in fondo, la versione più concreta di quello che diciamo da anni: il valore del buon costruire è un modo di intendere l’edilizia come strumento di tutela — del patrimonio, del territorio, delle persone che lo abitano.
Costruire in bioedilizia a Trentinara non è un esperimento isolato. È la dimostrazione che le stesse competenze che mettiamo al servizio di ville, hotel e strutture ricettive possono essere messe al servizio di qualcosa di più grande: la sopravvivenza stessa di un borgo.
Ne parliamo anche in questo breve video, in cui Stefano Di Sessa racconta il progetto direttamente dal punto di partenza.